Chiesa di san Giovanni Battista,
Mogno, Valle Maggia, Svizzera
Progetto
1986/1992
Realizzazione
1996/1998
Luogo
Mogno-Fusio, Valle Maggia, Ticino, Svizzera
Committente
Associazione Ricostruzione Chiesa di Mogno
Direzione lavori
Giovan Luigi Dazio
Struttura e materiali
doppia muratura in conci di pietra grigia di Riveo e marmo
bianco di Peccia con riempimento in cemento armato.
Pavimentazione: lastre di granito di Riveo e marmo di Peccia.
Tetto: copertura vetrata sorretta da una struttura metallica.
Fotografie
Pino Musi, Enrico Cano
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L'idea che ha portato al disegno di questo progetto nasce dalla condizione eccezionale di azzeramento del contesto dovuto alla valanga che nel 1986 ha distrutto parte del villaggio e la vecchia chiesa seicentesca. L'approccio al tema è perciò particolare, essendo stato generato dalla riflessione sul rapporto tra la costruzione, come espressione della fatica quotidiana dell'uomo e della sua presenza nel territorio, contro la smisurata forza della natura. Il sottile dualismo tra il volume della muratura in pietra e la leggerezza in vetro della copertura testimonia la sopravvivenza del manufatto, che si erge a baluardo del villaggio sfidando la montagna. La spessa massa muraria di pietra della base caratterizza l'intero impianto ed è sapientemente alleggerita dal progressivo rastremarsi dei corsi, che digradano fino alla sommità. La pianta interna è ottenuta da un rettangolo inscritto in un'ellisse esterna che successivamente, in corrispondenza del tetto, si trasforma in un cerchio. Lo spazio della chiesa è orientato secondo la direttrice dell'asse minore dell'ellisse che a livello della copertura, opportunamente inclinata, diventa un cerchio. La poderosa struttura dei due archi rampanti, che collegano la parete a valle con quella a monte, enfatizza il carattere di resistenza richiesto all'architettura, che deve rispondere alla durezza del clima e della natura. Il sistema costruttivo sottolinea, con le sue fasce alternate bicrome, la stratificazione tipica della costruzione in pietra, e ne marca il lavoro a gravità che è proprio di questa tecnica [...].
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