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Sinagoga Cymbalista e Centro dell'Eredità Ebraica, Tel Aviv, Israele
1996-1998
Progetto
1996
Realizzazione
1997-1998
Luogo
Campus della Tel Aviv University, Israele
Committente
Paulette and Norbert Cymbalista
Superificie utile
800 m²
Volume
7'325 m³
“Uno spazio per pregare e uno spazio per discutere: una sinagoga ed una sala conferenze, un luogo di incontro fra religiosi e laici. Sono queste in sintesi le richieste che Paulette e Norberto Cymbalista mi hanno affidato con l’incarico di costruire una nuova struttura all’interno del Campus della Tel Aviv University. Con le autorità universitarie nel gennaio 1996 si è poi individuato il luogo ritenuto idoneo per questa nuova costruzione: un angolo della grande piazza verde centrale caratterizzata delle attrezzature collettive del Campus in modo che la nuova struttura potesse facilmente offrirsi come “servizio” per gli studenti. All’architetto capita rare volte nel panorama delle attuali commesse, di disporre di un mandato così preciso e chiaro nei suoi obiettivi: costruire due spazi distinti nelle funzioni ma uniti come segno per esprimere la comune domanda di spiritualità. Nell’affrontare la riflessione che ha portato al progetto, mi ha aiutato la determinazione della committenza e la generosità che l’ha contraddistinta. Sono convinto che un progetto scaturito da una simile domanda non può essere che semplice e forte. I due principali spazi richiesti assumono nel progetto una doppia immagine architettonica che emerge dallo zoccolo dei servizi al piano terra. I due volumi a base quadrata si innalzano modellando un conoide che si configura come cerchio a livello di copertura: i volumi sono trattati con gli stessi materiali (pietra “dorata” all’interno e pietra di Verona all’esterno) e presentano un identico trattamento interno della luce zenitale. Sono volumi architettonici che generano spazi geometrici identici ma destinati a funzioni diverse; come due teste di un unico corpo offrono un’immagine bipolare che risuona misteriosa sui significati e sulle possibili funzioni. Ma i veri temi trattati sono (oltre alle evidenti funzioni legate alla sinagoga e alla sala conferenze) proprio quelli dell’architettura tout-court nell’offerta della qualità degli spazi di cui in questo caso l’architettura rivendica il primato. L’eccezionalità del rapporto dimensionale fra i due volumi principali rispetto a quelli di servizio e il relativo impatto plastico esterno risulta forte malgrado le dimensioni esigue: l’aspetto totemico dell’insieme diviene enigmatico e interroga i fruitori sulla capacità espressiva dell’architettura che oltre a specchio del proprio tempo testimonia una memoria millenaria.”
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