Nuova parrocchia del Santo Volto
Torino, Italia
2000-2006
Progetto
2000
Committente
Arcidiocesi di Torino, Sua Eminenza Cardinale Severino Poletto per la parrocchia del Santo Volto.
Area
26’500 m²
Volume
125’000 m³
Nel commissionare il progetto per la Chiesa del Santo Volto a Torino, Sua Eminenza il Cardinale Severino Poletto aveva ben presenti le ragioni, i rischi e le speranze che una chiesa oggi sollecita nel particolare confronto con la città. Torino, come molti altri centri urbani europei ha vissuto negli ultimi decenni attorno all’immagine della sua configurazione storica, mentre le nuove urbanizzazioni sono riuscite solo raramente a trasformarsi in tessuti attivi della città. Ora l’occasione del disegno di una nuova chiesa, richiama le grandi speranze del passato “quando le cattedrali erano bianche” per dirla con Le Corbusier e un nuovo impianto ecclesiale, in sostituzioni di aree industriali dismesse, diventa impegno importante per la ricucitura di differenti parti urbane e come presenza capace di costituire un nuovo polo di vita sociale oltre che religiosa. Per la sua collocazione che offre una particolare visibilità da piazza Piero della Francesca, la nuova chiesa si presenta con un impianto a carattere monumentale, segno fortemente plastico capace di indirizzare l’attenzione del visitatore verso uno spazio centripeto; una presenza che non risulterà certo indifferente al tessuto dell’intorno. E’ questo un segno che richiama l’impegno per la costruzione della città attraverso i suoi monumenti più significativi, un’immagine capace di testimoniare in termini positivi pur nella contraddittorietà della contemporaneità. Questo progetto adotta il linguaggio di oggi ma ricerca nella storia delle tipologie ecclesiali la ragione di esprimersi. E’ questa la scommessa dell’architetto che deve essere assunta come speranza verso quel bisogno di spiritualità che sorregge l’operare quotidiano. La scommessa è che i sentimenti suggeriti dalla Chiesa del Santo Volto a Torino non restino unicamente patrimonio dell’architetto ma che possano invece essere condivisi dalla comunità torinese visto che il ruolo dell’architettura è soprattutto riuscire a essere interprete delle speranze del proprio tempo.
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