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Fondazione Martin Bodmer 
Biblioteca e  Museo 
Cologny 
1998 - 2003


Fondazione Martin Bodmer - Biblioteca e  Museo, Cologny
1998-2003


Progetto
1998

Realizzazione
2000-2003

Luogo
19-21, Route du Guignard, Cologny

Committente
Bibliotheca Bodmeriana
Fondazione Martin Bodmer, Cologny

Direzione lavori
Archilab Arch. Gabriele-M. Rossi, Pully

Ingegnere Civile e Geotecnica
Amsler&Bombeli SA Chêne-Bougeries

Ingegnere CVS
Louis Gay, Cointrin

Ingegnere elettrotecnico
Perrin Spaeth&Associés, Genève

Ingegenere, fisico della costruzione
AAB-J. Stryjenski & H. Monti SA, Genève

Superficie utile 1'280 m²,
superficie espositiva 750 m²
Volume 9'000 m³


La Fondazione Martin Bodmer colleziona e conserva manoscritti, incunaboli e documenti bibliografici particolarmente preziosi, taluni dei quali unici al mondo; una raccolta che per qualità e rarità costituisce uno straordinario patrimonio culturale. La Fondazione ha la propria sede a Cologny presso Ginevra, in un’area ritagliata dalla vasta proprietà del suo fondatore, negli spazi di due ville d’inizio secolo caratterizzate da un’architettura eclettica. L’ampliamento affrontato con questo progetto realizza uno spazio espositivo e i relativi servizi tale da permettere l’esposizione dei documenti ad un pubblico più vasto di visitatori.
L’ampliamento è attuato con una costruzione ipogea di due piani situati nell’interspazio fra le due ville esistenti, ed a loro collegato nei piani interrati. L’ingresso al nuovo intervento avviene dal giardino attraverso una corte ribassata sul fronte a lago in contiguità con il muro che separa dalla strada d’accesso al villaggio.
L’eccezionalità dei documenti conservati ha suggerito di interpretare questo spazio espositivo come uno scrigno interrato, senza alcuna emergenza da terra, eccetto cinque volumi parallelepipedi di vetro a base quadrata di un’altezza di circa 3.50 m che si allineano sull’asse d’ingresso, disegnando un insieme di schermi prospettici che indirizzano l’attenzione del visitatore verso il lago.
Questi volumi vetrati che emergono dal suolo (usati come lucernari per introdurre la luce naturale all’interno degli spazi espositivi interrati) con la loro trasparenza e nello stesso tempo anche con la forte configurazione geometrica riescono ad alterare lo spazio esterno dell’entrata ed a creare una condizione ambientale inattesa che costruisce nuovi rapporti di lettura con il paesaggio e nello stesso tempo segnala in maniera discreta la presenza ipogea degli spazi espositivi.
I documenti esposti, per la loro preziosità hanno richiesto particolare attenzione; le vetrine sono in ferro grezzo con vetri blindati e la loro immagine risulta forte e semplice come quella di uno scrigno. Dal contrasto fra i contenitori con i supporti di ferro articolati e la leggerezza della carta dei libri esposti dovrebbe emergere un confronto tale da portare ad un arricchimento reciproco.